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Esistono "elementi concreti" sotto il profilo investigativo per affermare che la 'ndrangheta si sta preparando ad approfittare dell'affare miliardario costituito dalla realizzazione del Ponte sullo Stretto". Lo afferma Alberto Cisterna, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia e componente del Servizio appalti della Dna.
Secondo gli inquirenti, molte cosche calabresi starebbero per entrare "in cordate di impresa che potranno avere parte negli appalti al momento in cui saranno chiamate dal general contractor". Tra queste, quelle che si occupano di attività legate all'edilizia (e già denunciate nel rapporto sulle Ecomafie da Legambiente): gli Alvaro, gli Iamonte, i Latella, i Libri, i Molè, gli Araniti, i Garonfolo ma anche i Raso - Gullace - Albanese, i Bellocco, i Serraino e i Rosmini, oltre alla potente cosca dei Piromalli. Queste potrebbero "comprare o entrare in società pulite già costituite nel centro nord e in particolar modo nei grandi distretti industriali del nord Italia". Un "modello comportamentale - ha affermato Cisterna - aggiornato alle esigenze di una grande opera infrastrutturale, che porterà le cosche a trovare un accordo per guadagnare tutte dal grande affare". Con tutta probabilità, affermano gli investigatori che da tempo si occupano di infiltrazioni negli appalti "le cosche più forti imporranno un 'pizzo' minimo alle famiglie della 'ndrangheta che vengono da fuori provincia, facendo pagare il 3% e non il 5% come avviene adesso". Ma non sarà soltanto il settore del cemento armato, dei prodotti edili e dei trasporti, dove la 'ndrangheta è tradizionalmente forte, ad appetire le cosche. "Penso che tutto l'indotto farà gola alla 'ndrangheta - afferma Cisterna -: il catering per gli operai (Gioacchino Piromalli gestì direttamente le mense a Gioia Tauro durante la costruzione del porto), gli alloggi, i trasporti sui cantieri e tutte le forniture che non sono oggetto di appalto: il cemento, il cibo, il ferro". Anche la "compartecipazione" di Cosa nostra siciliana al tavolo della spartizione sembra già provata: "non è una novità - sottolineano gli inquirenti - Già esistono contatti tra siciliani e calabresi per spartirsi l'attività estorsiva. Poi già due volte gli agrigentini sono venuti in Calabria per mettersi d'accordo con i Piromalli. In quell'occasione, la torta da spartire era il porto di Reggio Calabria".
(13 luglio 2002)
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