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“Carapace”, la prima scultura al mondo nella quale si vive e si crea un vino
La cantina progettata da Arnaldo Pomodoro per il Sagrantino di Castelbuono è stata inaugurata lo scorso giugno a Montefalco

Ecco il “Carapace”, la cantina progettata, per la Tenuta Castelbuono della famiglia Lunelli, da uno dei grandi dell’arte contemporanea, Arnaldo Pomodoro, nella quale già nasce quel grande vino che è il Montefalco Sagrantino. Il “Carapace” sfida i confini fra scultura e architettura, è la prima scultura al mondo nella quale si vive e si lavora, un’opera unica in cui arte e natura, scultura e vino dialogano sottolineando l’eccezionalità sia del contenente sia del contenuto. Il “Carapace” è l’ultima espressione dell’ambizioso progetto della famiglia Lunelli di ripetere, al di là del Trentino, l’eccellenza raggiunta con le bollicine Ferrari. Affascinati da una terra antica e quasi mistica come l’Umbria e da un vino di potenza e longevità straordinarie quale il Sagrantino, i Lunelli acquisirono la Tenuta Castelbuono, 30 ettari vitati nei comuni di Bevagna e Montefalco, nel 2001. C’era bisogno, però, di una nuova cantina e la famiglia Lunelli, in virtù di una solida e vecchia amicizia con Arnaldo Pomodoro, propose a lui di realizzarla. Il Maestro accettò con entusiasmo e dopo il primo sopralluogo aveva già immaginato il progetto. Racconta Pomodoro “Ho avuto l’idea di una forma che ricorda la tartaruga, simbolo di stabilità e longevità che, con il suo carapace rappresenta l’unione tra terra e cielo”. I lavori, sono iniziati nel 2006, ed è stata inaugurata nel giugno 2012. Il “Carapace” si offre allo sguardo come una grande cupola ricoperta di rame, incisa da crepe che ricordano i solchi della terra che l’abbraccia. Un elemento scultoreo a forma di dardo di colore rosso che si conficca nel terreno sottolinea l’opera nel paesaggio. Entrare nel “Carapace” significa addentrarsi in una scultura di Pomodoro, come avverte subito il suo alfabeto artistico, immediatamente riconoscibile nella volta interna. Una cantina che regala emozioni, com’è successo al suo autore, Arnaldo Pomodoro. Lo ha raccontato lui stesso: “Per la prima volta nella mia vita ho avuto l’emozione di poter camminare, parlare e bere all’interno di una mia opera”.

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