Case e memorie   Case e memorie

Architetture dimenticate
Abitare e arredare
Bioarchitettura

Il giardino ermetico del Cardinale

   Ho scoperto la Villa del Cardinale diversi anni fa, quando già non ci abitava più nessuno, penetrando nel giardino abbandonato attraverso un varco della recinzione. In quel periodo scrivevo per un quotidiano di monumenti in rovina e andavo continuamente in giro per scoprirne di nuovi e denunciarne lo stato di abbandono.
   Fu su quelle colline ai piedi del Monte Tezio, a pochi chilometri da Perugia, che il cardinale Fulvio Della Corgna, nel 1580, per sostituire il soggiorno di Pieve del Vescovo, divenuto mensa vescovile del capoluogo umbro, decise di farsi costruire una villa principesca. I lavori durarono sei anni, ma il risultato fu splendido.
   L'edificio presentava una planimetria proporzionata sul rettangolo aureo ed una struttura architettonica sviluppata su tre piani con l'aggiunta di un mezzanino superiore che ricordava tipologie romane e, più precisamente, sangallesche. Le facciate erano scandite da finestre ad edicole di ispirazione classica, con timpani triangolari che si alternavano ad altri curvilinei. Sul fronte della casa il ritmo delle finestre era interrotto dal maestoso portone e dal balcone del piano nobile che, grazie alle volute, all'imponente balaustra di pietra e al frontone spezzato, creava un suggestivo effetto plastico, donando forza a tutta la costruzione.
   Per molto tempo l'opera venne attribuita all'architetto Jacopo Barozzi da Vignola, ma in seguito si attribuì con certezza il progetto, se non l'esecuzione, a Galeazzo Alessi, che in passato tanto aveva lavorato per i Della Corgna. Le decorazioni interne, grottesche del tuttora ignoto significato ermetico, prima attribuite a Niccolò Circignani e agli Zuccari, sembrano invece appartenere a Salvio Savini, un fiorentino di scuola zuccaresca, allievo del Poccetti.
   Nel 1643 il palazzo venne ceduto da Fulvio Junior, ultimo duca di Castiglion del Lago, al conte Cornelio Degli Oddi, per la somma di 24.000 scudi, e i nuovi proprietari chiamarono ad impreziosire la fabbrica Francesco Carattoli e Marcello Leopardi, l'uno architetto e l'altro pittore. Nacquero allora i quattro edifici laterali comunicanti con i sotterranei e fu realizzato il giardino pensile con scale, statue, fontane e piante di ogni genere. Più tardi il conte Alessandro Oddi Baglioni trasformò completamente la casa da signorile residenza di campagna in emblema di magnificenza, riempiendola di cimeli etruschi e romani come anche di tele del XV e XVI secolo: un vero e proprio museo. L'Oddi Baglioni curò molto anche il giardino della dimora, creando un parco all'inglese ricco di tempietti, piramidi, grotte, capanne rustiche; vi fece un lago con le isole, una giostra del saracino e numerosi giuochi d'acqua. Fu ancora lui a realizzare il cosiddeto "bagno del cardinale" opera di modesto rilievo architettonico, ma di evidentissima valenza simbolica, luogo che con maggiore evidenza testimonia lo strettissimo rapporto che esisteva tra l "organismo" di Colle del Cardinale e l'elemento acqua, considerata come l'elemento purificatore nel quale ci si immergeva al termine del percorso iniziatico compiuto lungo i tracciati ermetici del giardino.
   Era il 1893 quando la villa passò al cavalier Ferdinando Cesaroni, che ne era stato il giardiniere. Di lui scrive Fernanda Ojetti, la nipote: "Che uomo quel nonno tanto amato. Da ragazzino faceva il giardiniere proprio in quella magnifica villa, ma il giardiniere che raccattava i rami secchi e toglieva le erbacca dalle aiole. Ma la sua fortuna ebbe un altro inizio. La sua sorella aveva sposato un francese, Bellière, che si occupava di piantare essenze verdi che impedissero agli argini delle ferrovie di franare, e Ferdinando si mise a lavorare con lui. Da quel lavoro, piano, piano, passò ad essere socio dell'ingegner Edoardo Almagià, un ebreo romano che costruiva ferrovie e con gli anni l'impresa si chiamò Cesaroni e Almagià. Mio padre, ingegnere loro, diresse gran parte della ferrovia dei Giovi, della quale avevano avuto l'appalto, e, in quel periodo, conobbe mia madre, tanto che io nacqui a Rivarolo Ligure, in una Villa Pallavicino".
   Il Cesaroni dunque, prototipo del moderno self-made man, fece della villa, oltre che la propria abitazione anche il centro direzionale di tutte le sue attività imprenditoriali, ma volle anche che mantenesse il suo aspetto originario: ne curò pertanto le facciate, modernizzò gli impianti, e mise a frutto il giardino, impiegandolo nella redditizia attività della riproduzione delle essenze arboree.
   Poi, attorno agli Anni '20, per motivi che non conosciamo, la villa passò all'avvocato Luigi Parodi, di origine ligure, il quale, gran mecenate qual'era, trasformo la foresteria e le dipendenze della casa in studi per i propri ospiti. Al Colle del Cardinale cominciarono a soggiornare intellettuali ed artisti come Giuseppe Ungaretti, Renato Longhi, Mino Maccari, Vincenzo Cardarelli, Ardengo Soffici e Amerigo Bartoli. E lì venne fondata "La Ronda", da un parente Saffi di Forlì. Dai Parodi, per successione, la casa divenne poi dei Monaco Di Lapio, i quali, dopo averla abitata per oltre cinquant'anni, non potendo sostenerne gli enormi costi di manutenzione, la misero in vendita trovando lo Stato come acquirente.
   Francesca Monaco Di Lapio, architetto di giardini, pittrice e fotografa ed ultima inquilina di Colle del Cardinale, torna, di tanto in tanto a rivedere la casa della sua infanzia, ove Amerigo Bartoli le insegno a dipingere, ma torna soprattutto a perdersi in quel che rimane del giardino segreto, dal quale continua a trarre ispirazione per il suo lavoro d'artista. Molti delle sue foto e dei suoi olii astratti raccontano infatti le suggestioni, gli intrichi e i colori del grande giardino della villa, antico luogo di delizie in attesa di rinascere.


Marco Nicoletti



Esempio di grottesche con stemma dei Della Corgna





Esterno della villa





Particolare del giardino


<<<  ritorna all'indice