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La Maledizione della Palazzetta

Tutti gli anni a Ferragosto, Lavinia, la proprietaria dello splendido maniero di Rustichelli a Ponte Pattoli , organizza una festa campagnola sul piazzaletto del castello. E'proprio durante una di queste occasioni che ho saputo da lei la storia di una singolare costruzione dalla fama particolarmente sinistra: la Palazzetta.
Era sera. Lasciate le tavole del cortile, assieme alla padrona di casa e un gruppo di ospiti, ero salito fino alla torre di Rustichelli. Giunti in cima, Lavinia, avvicinandosi ad una finestra, indicò una macchia di alberi dai quali spuntava una torre loggiata e il tetto di un'antica abitazione. "La casa che se ne sta nascosta laggiù - iniziò a raccontare - si chiama Palazzetta e fu in passato un avamposto militare sul Tevere. Costruita intorno ad una torre di avvistamento del tredicesimo secolo, la struttura subì nei secoli parecchie modifiche. Quando ancora si chiamava Casina della Torre ne erano proprietari i perugini Della Corgna e le cronache ricordano l'ospitalità offerta da Laura Della Corgna al cardinale Borromeo. Poco o nulla, invece, si conosce della sua storia nei secoli successivi. Sappiamo solo che nel 1763 i conti Degli Oddi vi fecero costruire accanto un piccolo oratorio dedicato a San Giuseppe; poi la casa cadde in rovina e vi rimase fin verso la metà dell'ottocento, quando divenne proprietà dei marchesi Guglielmi. Dopo di che la dimora, in seguito a varie successioni, passò nelle mani degli attuali proprietari, che la acquistarono senza dar troppo peso alla fama sinistra del luogo, alimentata attraverso i secoli da storie di congiure e delitti. E sì, perché La casa non si porta dietro una bella eredità. Il più noto di questi fatti scellerati che l'hanno resa così tristemente nota, riguarda la congiura dei Baglioni, quella culminata nelle celebri "nozze di sangue" ; la congiura venne ordita tra quelle mura e così andarono i fatti. Guido e Rodolfo Baglioni, capostipiti della famiglia, avevano molti figli violenti e sfrenati. Il 15 luglio 1500, tra le mura della palazzetta, un bastardo della famiglia, Oddo Carlo Baglioni detto "Barciglia" per via della sua figura alta e ricurva, e Grifonetto Baglioni, invidiosi della crescente potenza dei parenti, congiurarono per uccidere Astorre baglioni e il fratello Gismondo. La notte stessa delle nozze di Astorre con Lavinia Orsini, i congiurati entrarono nelle case dei congiunti e fecero una strage. Di tutti si salvò soltanto Gian Paolo che il giorno dopo compì la sua vendetta trucidando Grifonetto. E questi fatti truculenti li conosciamo oggi per merito di Raffaello, che all'epoca dei fatti si trovava nella bottega di Pietro Vannucci; all'urbinate si rivolse infatti la madre di Grifonetto, commissionandogli un quadro che ricordasse la morte del figlio, e lui dipinse apposta la celebre "Deposizione Baglioni" oggi conservata alla Galleria Borghese di Roma. Credo che l'essere stata testimone di una tanto scellerata e sanguinosa trama, non abbia portato bene alla Palazzetta: considerata da allora un luogo maledetto, rimase a lungo abbandonata, divenendo poi una specie di "terra di nessuno", ove si rifugiavano fuoriusciti, assassini e avventurieri di ogni specie". Il racconto è terminato. Gli ospiti si rianimano, lasciano alla torre e fanno ritorno ai tavoli del banchetto. Io invece rimango alla finestra perché il racconto di Lavinia mi ha incuriosito. Guardando meglio quell'ombra di casa, ricordo di esservi una volta passato vicino e di esserne stato attratto, senza conoscerne il nome e la storia. La scoprii all'improvviso, piantata in fondo ad una gola e tutt'attorno c'erano i segni di un disperato abbandono. Masserizie, stalle in rovina, macchine agricole divorate dalla ruggine, alberi cresciuti a dismisura che arrivavano con i rami a lambirne le mura. E silenzio pesante. La dimora sembrava rispecchiare l'angoscia del paesaggio tormentoso che la sovrastava, tutto colline, gole, panorami interrotti, piante immobili come fossili, silenzio. Avvicinatomi ancora - ricordo - vi passai davanti, perché il sentiero che percorrevo, torcendosi la sfiorava quasi, ma non potei vedere di più, poiché gli alberi ai lati della via, con le chiome infitte l'una nell'altra, avevano creato una galleria d'ombra impenetrabile. Ora che la guardo dalla finestra della torre, l'impressione che la casa suscita è sempre la stessa.. Tutta la costruzione sembra circondata da una forza ostile che la separa dall'esterno per mezzo di un recinto invisibile. Gettandovi ancora uno sguardo, prima di tornare tra i vivi che festeggiano giù in basso, mi vien da pensare che nessun restauro potrà mai togliere ala Palazzetta quell'aspetto sinistro che si porta appresso da secoli. "Forse - mi dico - le impronte delle anime sanguinarie che in antico l'hanno abitata sono rimaste così tenacemente impresse nella natura del luogo, da mutarne la fisionomia!". Probabilmente la mia impressione non è lontana dal vero.

Marco Nicoletti

Torre della Palazzetta


La 'Deposizione Baglioni' di Raffaello


Veduta della Palazzetta


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