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Nel giardino del castello di Montalera sono cresciuta, è là che sono diventata adulta.
In quel giardino da piccola giocavo a nascondino. C'era un grande albero in fondo al gran cortile poi un cancello e dietro un bel giardino all'italiana con tante siepi bordate di bosso, tutte alla stessa altezza e poi il labirinto con un cupo corrimano che girava tutto intorno e sotto una selva d'alberi: si diceva che là ci fosse il vecchio cimitero del castello, che "ci si sentiva" ..e poi in fondo c'era una grotta tenebrosa che forse aveva un passaggio segreto fino al lago; ma noi ci tenevamo l'acqua in fresco; io non sono mai scesa fino in fondo nel buio.
Stavo sempre su una sedia a dondolo rossa (la stessa della fotografia della mamma con me piccola in braccio) sotto l'albero del giardino dei ragazzi: leggevo e poi scrivevo, e poi nascondevo quello che avevo scritto e poi mi arrampicavo sull'albero sopra il tavolo di pietra e là seguitavo a leggere e a scrivere.
"ma come mai le tue sorelle vanno al mare a fare viaggi e tu Lavinia invece vuoi stare solo li?..."
È lì che è stata fatta la fotografia di mio papà bambino circondato da tanti cani con la mia nonna, giovane e sorridente con un fermaglio fra i capelli, è lì che è stata fatta la fotografia di noi quattro figli piccoli tutti vestiti uguali intorno a mia madre giovane e sorridente; sorridevamo ignari di quello che la vita ci riservava, delle liti, dei dissidi, delle gelosie che avrebbero distrutto questo quadro idilliaco.
Era grande e imponente il castello, lontano da tutto, qualcuno lo aveva paragonato al castello dell'innominato: una gran foresta di querce ricopriva parte della collina sopra di cui si ergeva
C'erano due curve a S difficilissime da superare e avevo passato un'intera estate a disegnare un cartello simile a quelli stradali per avvertire gli incauti automobilisti. In cima alla salita si arrivava ad una pineta che stava ai piedi delle alte mura alle cui pendici c'era un orto e alcuni locali oscuri dove si metteva la macchina, e poi, si entrava per il gran portone. Da lì si saliva a piedi sul piazzale che era circondato da una torre medioevale, da una gran casa padronale con la cappella e dalle case ormai vuote dei "villici"
Si parlava spesso della guerra e di quando nel 43 era passato il fronte e soldati cattivi (tedeschi o inglesi secondo le preferenze) avevano depredato tutto tagliando con le lamette i quadri e lasciando una catasta di cornici dorate vuote.
Ma ora le stanze erano di nuovo arredate anche se sempre si favoleggiava dei mobili che non c'erano più.
Noi ragazzi dormivamo laggiù nella torre e la notte avevo tanta paura quando dal salone dovevo attraversare tutta la casa accendendo e spegnendo luci per arrivare alla mia stanza. L'appartamento dei ragazzi nella torre era formato da grandi stanze, una dentro l'altra, e nell'ottocento qualcuno aveva dipinto degli amorini sul soffitto della stanza grande e coroncine di alloro su quella piccola.Prima di addormentarmi le guardavo a lungo e una volta alla tata che mi diceva di coprirmi risposi "ma guarda quei bambini sono tutti nudi..."
C'erano due enormi letti di ferro ,..quelli che ora sono nella mia camera da letto a Roma per i quali bisogna sempre comprare dei lenzuoli speciali più grandi del normale : so che erano stati il letto da sposa della mia bella nonna tedesca . Lei per dieci anni era vissuta lassù e aveva mandato avanti insieme al nonno una tenuta agricola modello tanto che con il vino e con l'olio aveva vinto la "Medaglia internazionale della fiera di Genova 1920" (che io avevo trovato abbandonata sin un cassetto). Aveva creato anche una scuola per i contadino analfabeti e una colonia eliotropica sul lago Da piccola ricordo tanti uomini nerboruti che erano stati chiamati con il nome di mio padre da genitori riconoscenti .
Poi,morta lei giovane in un incidente, e tutto era finito :mio nonno vedovo con i due figli si era trasferito a Perugia e la tenuta agricola era stata abbandonata in mano a fattori rapaci e mio padre aveva cominciato ad odiare quel posto che gli ricordava la sua mamma scomparsa troppo presto .
Poi ricordo gli anni della mia infanzia e della mia adolescenza quando mia mamma a causa di questa pesante eredità cambiò la sua vita e da intellettuale scrittrice si trasformò in agraria.
Organizzava pranzi di battitura dove portava noi bambini, sedeva a capotavola fra il capocellula del PCI e il parroco cercando cosi di far superare secolari dissidi.
Io ho passato lunghe estati nel giardino a sfogliare "L'illustrazione Italiana" lasciata dalla nonna.
Ho amato quel posto non so neanche io perché di un amore disperato fatto di pomeriggi vuoti a sentire le cicale che cantavano, a leggere libri un po' ingialliti, ad aspettare il postino perché il telefono non c'era ma ogni tanto arrivavano messaggi con avvisi di telefonate e allora bisognava fare 3 Km a piedi fino allo spaccio al paese fino alla cabina telefonica
Le mie sorelle fuggivano al mare o ai monti ospiti di amiche ,io no ,io amavo quel caldo opprimente, quell'ozio obbligato ,quelle camere abbandonate, i vecchi libri e i vecchi giornali a volte ,invitavo delle amiche che resistevano solo pochi giorni, giocavo da sola con la palla nella limonaia tutta affrescata Un giorno rubai il motorino al guardiano e caddi rompendomi un piede ma tenni il segreto per me e ancora oggi ho un gran dolore quando cambia tempo.
Mi vedevo come la principessa delle fiabe che sta nel castello.Sognavo un giorno in cui sarei stata cosi ricca da poter rifare tutte le tappezzerie scolorite..
Poi all'improvviso tutto finì :il peso del castello è troppo grande ,mangia tutte le risorse che mio padre con il suo lavoro riesce a trovare e un giorno senza avvertire nessuno vende il castello con tutta la tenuta .Io piangendo riesco a portare via solo il gran letto.
E da quando, senza chiedermi il permesso, è stato tutto venduto piango il mio castello e quando passo lontano con il treno e lo vedo lì in alto, volto lo sguardo da un'altra parte.
Chi lo sa perché ho amato quel posto cosi tanto? Solo ora, scacciando le lacrime che credevo di aver dimenticato, riesco a scrivere di Montalera il mio primo grande amore
Dicembre 2001
Lavinia Oddi Baglioni
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