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"La creatura che la spunta contro il suo ambiente distrugge sé stessa"
G. Bateson "Verso un'ecologia della mente"

Indegnamente, dopo simile citazione, pensieri di ........ Arch. Anna Rita Guarducci >>>

IL SILENZIO DI PONTE S. GIOVANNI

 

Chi ci passa dice che è un obbrobrio urbanistico, chi la amministra che deve essere risarcita e riqualificata, chi ci vive che è un inferno.
Ponte S. Giovanni ormai è diventata una "città a misura d'automobile", ma almeno Los Angeles, nata per esserlo, ha le sue highway e freeway dove regna incontrastato l'autoveicolo. Qui il pedone vive in simbiosi con l'automobile, la bicicletta è inutilizzabile perché mancano le piste ciclabili e nonostante il territorio pianeggiante ne incoraggi l'uso si rischia la vita avventurandosi in mezzo al traffico, per non parlare dei polmoni la cui salute è compromessa anche in ambiente confinato.
Ponte S. Giovanni non si è fatta mancare niente, perfino una down-town come nella migliore tradizione americana, un "segno" urbanistico riconoscibile, per testimoniare l'ambizione di affrancarsi dal monopolio della vicina città? Un bluff. Ponte S. Giovanni oggi ha bisogno di tutto tranne che di nuovo cemento, dopo essere stata schiaffeggiata da tutte le amministrazioni succedutesi sul "colle" impegnate a preservare e valorizzare l'Augusta Perusia riservando a Ponte S. Giovanni solo speculazione. Non ci sono parchi, se escludiamo quello naturale lungo le sponde del Tevere, l'arte non è frequentata come succede nei centri vicini che addirittura possono vantare opere all'aperto, luoghi di svago e di ricreazione come cinema e teatri neanche a parlarne. Qual è il significato di riqualificazione? Si può definire riqualificante la costruzione di 120000 metri cubi di cemento? E' riqualificante rispetto all'attuale abbandono dell'area, ma dopo, tutte le auto che questo nuovo polo attirerà dove viaggeranno? Saremo ancora lì a cantare un de profundis? E perché non destinare quello spazio a un provocatorio parco urbano dell'arte? Per Ponte S. Giovanni sarebbe un "affare", una riqualificazione, un risarcimento sia pure parziale perché tutte le criticità circostanti rimarrebbero tali.
Se si potesse immaginare Ponte S. Giovanni dotata di un'anima sarebbe nera; nera di vergogna per non aver mai protestato contro le speculazioni edilizie; per non aver punito gli amministratori il giorno delle elezioni, per aver ceduto alle meschine promesse individuali; per non aver mantenuto o posseduto uno spirito collettivo; per essersi sempre accontentata di rimanere, anche in tempi moderni, il "contado" dell'Augusta Perusia; la discarica delle brutture.
Per salire al Paradiso si deve attraversare l'inferno di Ponte S. Giovanni, così Perugia sembrerà ancora più bella! Un inferno rumoroso di traffico, ma silenzioso di voci.


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