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Peppe Capasso in mostra a Napoli

Torna a stupire con “Memorie dal sottosuolo”, opere raccolte in quarant’anni di attività, in esposizione dal dieci maggio allo spazio Nea


Rompe ancora una volta gli schemi Peppe Capasso e torna a stupire con “Memorie dal sottosuolo”, opere raccolte in quarant’anni di attività, in esposizione dal dieci maggio allo spazio Nea di Napoli. Ricercatore raffinato, esegeta del post-moderno, Peppe Capasso è un’artista in continua evoluzione capace di sovvertire i modelli della nostra immaginazione. In tutto circa dieci i lavori da esplorare tra le sculture e le opere pittoriche. Da “ La mascella di bue “in cui gli esseri umani vengono rappresentati da cani famelici a “ Il colibrì allo specchio” , un tuffo nella quotidianità raffigurato da una bacinella, sino ai lavori dedicati al filosofo nolano Giordano Bruno. Da sempre cultore del pensiero bruniano, avendo a lui dedicato anche un museo a Nola, Capasso si autodefinisce un “eretico impenitente”, che anticipa ciò che agli altri non è dato vedere.
Con “memorie dal sottosuolo” l’artista combina opere ideate e realizzate nei fine anni settanta con quelle più recenti e così come l’americano Edward Kienholz, lo scultore Hans Peter Alvermann, il pittore polacco Tadeusz Kantor, ma anche il regista e attore francese Antonin Artaud sino al poeta toscano Dino Campana si cimenta nelle contraddizioni che affliggono la società moderna, dal consumismo al tracollo delle ideologie trascinandole con una sana prevaricazione. Ma Capasso manifesta anche il suo lato più romantico offrendo al visitatore una sorpresa, un omaggio alle mura greche di piazza Bellini, scenario su cui si affaccia la galleria d’arte Nea. All’esterno dello spazio espositivo Nea ci sarà una rievocazione della figura mitologica di Didone, la regina fenicia fondatrice di Cartagine perdutamente innamorata di Enea e suicidatasi per la partenza dell’eroe. Il corpo della fanciulla sarà poggiato su un prato vero e circondato da cactus, simbolo delle sofferenze e delle profonde ferite provocate dall’abbandono. Capasso ricorda lo spirito di Didone che perseguitò il suo amore fino alla baia situata ai Campi Flegrei.
“Le sculture sceniche di Capasso sono generate– secondo il curatore della mostra Pasquale Lettieri- da graffiante critica, narrativa e poetica, di meditazione e sguardi, gesti e parola”.


(06-05-2013 22:21)



 
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