«Nel 1937 ho trascorso ad Assisi due giorni meravigliosi. Là, mentre ero sola nella piccola cappella romanica del secolo XII di Santa Maria degli Angeli, incomparabile miracolo di purezza, in cui san Francesco ha pregato tanto spesso, qualcosa più forte di me mi ha costretta, per la prima volta in vita mia, a inginocchiarmi».
Parole certo non sorprendenti se non appartenessero ad una coriacea intellettuale come Simone Weil e se non fossero dedicate a quel piccolo scrigno di spiritualità che è la Porziuncola. Difficile supporre quale fosse l’indecifrabile moto interiore che costrinse a piegare le ginocchia questa straordinaria e combattiva pensatrice francese, è necessario però evidenziare come dietro quel suo umile gesto si celi un’ingenita coercizione.
La mostra di Serena Nono si espone all’audace rischio di far emergere il senso di questa innata relazione spirituale, meglio, di evocarne la stessa possibilità. Lo fa muovendosi su un crinale pericoloso, su una soglia
tipicamente weiliana: focalizza il fatto centrale del Mistero cristiano da una parte e dall’altra la tensione orante del credente ricercandone una possibile, quanto insperata, congiunzione. La memoria quindi sta ad indicare l’evento centrale della fede cristiana – il Mistero pasquale -, l’attesa invece l’opportunità continua di poterlo sperimentare, di renderlo contemporaneo all’esperienza credente. La relazione tra questi due elementi - indispensabili nell’esperienza credente – è stata spesso giudicata dal pensiero contemporaneo improbabile, se non assurda, come se tra essi si
ponesse una separazione insanabile, un insolubile iato. La questione così rimane: Può dirsi ancora oggi quel Mistero
senza intimismi, né ideologie? può offrirsi all’esperienza senza che essa lo consumi? La via estetica proposta da Serena Nono, con compiuta e originale maestria stilistica e cromatica, in una ormai raggiunta maturità artistica, mostra l’emergenza di una via percorribile e insieme fragile. Lo fa attraverso tele evocative e penetranti, orientate a descrivere la memoria di quell’evento senza gridarlo, attraverso tratti allusivi e tagli celati, oppure attraverso le vie segrete delle oranti, cariche di attesa, che cercano di rendere possibile ciò che, avvenuto secoli fa, vuole essere vissuto ancora come salvifico.
La forza espressiva ed evocativa del tratto della Nono – corroborata dai pensieri sempre penetranti di Simone
Weil - viene così sottoposta al giudizio del suo interlocutore perché possa cogliere in questa soglia, in questa via estetica, l’ulteriore possibilità di una relazione significativa con l’evento centrale del Mistero cristiano.
(22-07-2010 08:00)
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