Case e memorie   Case e memorie

Case e memorie
Architetture dimenticate
Bioarchitettura


La cultura del Tinello


Sempre più spesso quando si compra un appartamento non si fa più caso all'aspetto esteriore del condominio che lo ospita e non ci si preoccupa più se ci si riconosce in quell'architettura delegando alla competenza del progettista le qualità estetiche del fabbricato, non avendo spesso le competenze o le capacità di giudicare gli edifici moderni; si accetta questa imposizione dall'alto, si guarda al prezzo al mq e, se si è in grado, alla corretta distribuzione degli interni. Al momento del trasloco, realizzato il fatto che l'appartamento è molto più piccolo di quanto si pensava, che le finestre larghe e basse non lasciano pareti libere per appoggiare mobili, che la sala è un enorme disimpegno dove non ci stanno i due divani e l'unico mobile antico lasciato da papà sembra un enorme catafalco che è impossibile da collocare senza sacrificare altri tre pezzi, ti domandi perché non fanno più le case di una volta. Ma senza andare troppo indietro nel tempo intendo quelle che oltre all'ingresso, anch'esso sparito dalla cultura edilizia corrente, avevano il grande lusso del Tinello, oggi quasi sempre trasformato dopo scadenti opere interne in camera "in più" o unificato alla cucina precedentemente non abitabile. Questa stanza, alternativa alla camera da pranzo e al "soggiorno buono" che venivano usati solo in occasioni di rappresentanza, e alternativa alla cucina che si intendeva come spazio tecnico di lavorazione e in cui si consumavano solo la prima colazione e spuntini volanti, era il cuore pulsante della casa. Il Tinello era punto centrale, baricentrico alle altre funzioni abitative del resto della casa, era il luogo dove trascorrere le giornate e consumare il rito quotidiano dell'abitare: in questo ambiente la famiglia si riuniva per mangiare ma anche per pregare, qui crescevano i figli, si lavorava la maglia, si ospitavano gli amici più vicini per chiacchierare, si leggeva o si facevano i compiti, si giocava a carte e si ascoltava la radio e successivamente si vedeva la televisione, si consumavano le migliori pennichelle pomeridiane. In Tinello il tempo scorreva in modo diverso dettato dai ritmi che ogni famiglia aveva. La dignità materiale dell'arredo del Tinello era specchio dei valori morali e materiali dei proprietari: a metà strada tra oggetti di arte o artigianato di antica e sapiente fattura e il kitsch di oggetti "voglio ma non posso" che comunque vengono accolti tra quelli di famiglia perché soddisfano comunque le necessità funzionali ed estetiche richieste. Doveva comunque essere l'essenza del confort disponibile e solitamente era arredato con: un tavolo e sedie su cui poter rimanere comodamente seduti anche per ore; un divano "di seconda" reso comodo dall'usura più che dalle qualità costruttive, che fungeva anche da letto per gli ospiti; una poltrona comodissima nel dopopranzo, solitamente abitata dal nonno o dalla nonna ed il suo plaid valida per fumare un sigaro quanto per un pisolino di cinque minuti. Se in casa vi erano immagini sacre queste avevano un angolo di concentrazione in Tinello: al minimo un crocifisso che tiene fermo il ramoscello d'ulivo della domenica delle palme di diversi anni addietro con le foglie marroni e impolverate dal tempo, al massimo veri e propri altarini di devozione. Ma oltre agli oggetti di culto religioso che rappresentavano i valori della trascendenza sacra della famiglia, in Tinello facevano mostra di sé le foto dei componenti della famiglia nelle occasioni ufficiali, spesso sbiadite dal tempo e dalla cattiva qualità di stampa, che erano una autorappresentazione dei valori della trascendenza profana della famiglia. Il Tinello raccoglieva gli odori di famiglia e per quanto si pulisse e si cambiasse l'aria quotidianamente, rimaneva un aroma familiare che sapeva di legno dei mobili e dei fumi dei piatti preferiti, ma anche di tabacco, di residui di lana, di giornali vecchi accatastati, di biancheria stesa ad asciugare più rapidamente sul termosifone, di scarpe tolte dal dolore, di compiti non fatti… Il tavolo del Tinello aveva una sua gerarchia nella disposizione dei posti per i pasti e ospitava i riti quotidiani del pranzo e della cena fatti di gesti cadenzati, di precedenze, di regole non scritte ma da sempre da tutti rispettate. Anche le ricorrenze più importanti, se festeggiate nell'intimità della sola famiglia venivano festeggiate in Tinello, con qualche eccezione dal cerimoniale quotidiano che rendeva il tutto un po' speciale. Cani, gatti, pesci rossi o canarini: se qualche animale domestico abitava la casa il Tinello era il suo posto. Così come se si doveva cercare qualcuno o qualcosa il primo posto dove guardare era in Tinello perché tutto passava di lì e lì poteva servire perciò spesso era il centro di raccolta degli oggetti che servono a tutti i componenti della famiglia. Il Tinello non era mai vuoto era semmai accatastamento di cose e di persone: meglio stare stretti in Tinello che larghi in soggiorno. Il Tinello è calore e colore: difficilmente le pareti erano bianche, spesso rivestiti di carta da parati i muri del Tinello avevano appesi alle pareti quadri, piatti, souvenir ed ogni altro oggetto che, non avendo trovato collocazione in nessun ambiente della casa perché di scarsa qualità, era comunque stato appeso in tinello per affezione al luogo o alla persona di provenienza. "Tinello" voleva dire tornare a casa ed era inoltre la figurazione materiale della nostalgia di casa; la luce accesa in tinello era un segnale di vita arrivando a casa, la famiglia era ancora sveglia. Il Tinello era per tutto questo e nello stesso tempo: luogo di intimità familiare, luogo di rappresentanza, luogo di cerimonia, luogo di lavoro domestico in somma il luogo dell'identità familiare. Era il vero biglietto da visita dei padroni di casa, la faccia più sincera e vera della famiglia. Emozioni prenatali facevano sì che il Tinello donasse un senso di sicurezza, forse era l'atavico ricordo della caverna primo luogo dell'abitare dell'uomo in cui ogni attività abitativa veniva esplicata. Sta di fatto che la ricerca dell'aura magica del Tinello è quella che oggi si cerca di ricreare senza successo nelle cucine abitabili e nei mini pranzo/soggiorno degli appartamenti costruiti nell'ultimo quarto di secolo. Surrogato del Tinello è oggi la "taverna" con tutti i limiti di un luogo che nasce inabitabile e che di rado riesce a supplire a tutte le qualità abitative richieste. Forse il miglior risultato nell'architettura moderna della cultura del tinello sono due esempi distanti per dimensioni ma ispirati allo stesso carattere: i monolocali e i loft. Entrambi sono ambienti unici in cui si deve svolgere ogni attività abitativa e in cui devono convivere i più diversi oggetti della vita quotidiana. Il monolocale quando ben sistemato ha il fascino di una casa fatta con tanti piccoli angoli predisposti a qualcosa e più attività vi si riescono a svolgere più se ne apprezza il valore. Nel loft è invece la distanza anziché la vicinanza ad essere apprezzata e l'assenza dei muri che si occupano della differenziazione delle esigenze abitative crea anche qui quella complessità di episodi abitativi che si percepiscono nell'insieme come identità abitativa, proprio come nel borghesissimo Tinello. Sebbene la cultura del Tinello è rimossa da progettisti e costruttori è ancora radicata nella cultura dell'abitare della gente (e credo anche nelle famiglie degli stessi progettisti e costruttori); funziona, infatti, per esempio da parametro di genuinità delle trattorie e osterie quando cerchiamo un posto alla mano, non formale ma di qualità, dove si mangia bene e si spende poco, che mostri la faccia vera e spontanea dei gestori, insomma un Tinello in cui essere ospitati.

Andrea Pacciani
















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